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Profumi di pasqua

Oggi parliamo della Pasqua, un momento che ci richiama a quanto sia importante rinnovarsi, sapersi ritrovare in una dimensione nuova, vivere in apertura verso una rinnovata versione di se stessi. I nostri oli essenziali e i fiori di Bach possono certamente darci una mano per attraversare questo periodo di transizione.

Per esempio potremmo prendere in considerazione Walnut, la Noce dei fiori di Bach, che nei periodi di cambiamento aiuta a mantenere un proprio centro, “dona costanza e protezione” come diceva Bach stesso. Allo stesso tempo, se ci sembra che il nostro tema sia il non saper lasciar andare, ricordiamo Rock Water, che aiuta proprio in questo movimento del “non trattenere”. Queste dimensioni interiori sono importanti, e spesso (me inclusa ovviamente) non ci accorgiamo di quanto tratteniamo, o di quanto non riusciamo a tenere un nostro punto di vista sulle cose, in mezzo ai tanti cambiamenti.

aromaterapia fiori di bach roma
Le essenze profumate durante il workshop di marzo a Roma presso la Libreria L’Altracittà di via Pavia 106

L’aromaterapia ci accompagna a sua volta in questo periodo, ricordandoci per esempio con la forza del Vetiver quanto delle radici solide siano essenziali per poterci focalizzare in modo appropriato, ma anche con lYlang ylang se il nostro tema è in qualche modo l’opposto, cioè essere eccessivamente radicati in noi stessi, in qualche modo fermi e statici e abbiamo bisogno di mollare la presa (cosa, notoriamente, difficile!).

Ricordiamo che il Vetiver in aromaterapia è considerato un tonico circolatorio arterioso e venoso e uno stimolante del sistema immunitario. L’Ylang ylang invece è un buon antispasmodico, equilibrante, e pochi sanno che è un buon tonico per unghie e capelli (una o due gocce in una crema o nello shampoo).

Essenze intense come queste possono essere accompagnate dalle essenze agrumate, che le arrotondano, alleggeriscono, e aggiungono un sorriso luminoso alla nostra sinergia. Possiamo divertirci a fare degli esperimenti unendo per esempio l’Ylang ylang all’Arancio dolce, o il Vetiver al Limone.

Di cosa abbiamo bisogno in questo momento?

Di prendere posizione? O di lasciar andare le cose che a quanto pare vogliono andare in una direzione che non è quella che pensavamo?

Che cosa ci può insegnare tutto questo, su noi stessi?

il profumo della terra

Madre delle piante e generatrice di tutte le cose, salda, vastissima Terra, sostenuta dalla Legge Celeste, amorevole e gradevole è ella. Possiamo noi per sempre dimorare nel tuo grembo, andando e venendo!

[Bhumi sukta (Inno alla Terra)]

Ho davanti a me una donna che culla il suo bambino canticchiando, seduta in una Cascina di Milano che è diventata rifugio anche per me. Qui il tempo è sospeso, si respira un’aria di altri tempi. I volti delle persone sono distesi.

Tiro fuori la mia scatola delle essenze, in cui conservo una boccetta di Mitti attar, il profumo della terra. Per incontrare questa fragranza qualche anno fa siamo andati fino in India, facendo un viaggio con risvolti avventurosi…sperimentando da vicino la realtà di quei luoghi e di quella cultura.

I panetti di terra a Kannauj, India. Foto mia.

In una cittadina nel nord est dell’India, Kannauj, viene prodotta l’essenza della terra. Il pensiero poetico da cui scaturisce è il desiderio di ricreare il profumo che emette la terra alle prime piogge monsoniche. Per farlo, vengono distillati panetti di terra precedentemente cotti. La terra infatti conserva in sè molecole olfattive delle piante del territorio di cui fa parte, e quando viene distillata le rilascia. Mi ha sempre affascinato l’idea che giorno dopo giorno, nella terra sulla quale camminiamo, si sedimentino essenze delle piante circostanti; la terra diventa così una memoria olfattiva del tempo che passa…

Alcuni ricercatori del MIT sono riusciti a filmare il processo attraverso il quale le gocce di pioggia liberano nell’aria sostanze olfattive e non solo, come possiamo vedere nel video qui sopra…

Per quanto riguarda il Mitti attar, la parte profumata estratta dalla terra veniva storicamente fissata su olio essenziale di sandalo. Oggi, visti i costi e la mancanza di questa materia prima (intendo il Santalum album), il Mitti attar viene fissato spesso su basi sintetiche.

La poesia di questo profumo resta però intatta, perchè risponde a un desiderio collettivo di portare con sè la propria terra, in un momento particolarmente magico, quando dopo siccità e calore, ritorna l’umidità e il benessere della pioggia…profumo di sollievo e di vita.

LA via del profumo e della narrazione

Ognuno di noi è un dono, ed è intrinsecamente narrativo.

Narrare è la capacità di restituire una sequenza che sia
traccia e direzione.

Narrare è fluido e coinvolge la vita.

Narrare ha in sè una dimensione di collegamento tra le parti. Narrando congiungo pezzi, momenti, eventi; narrando disegno un filo che può forse ricondurmi a casa. Questa funzione di collegamento mi sembra essenziale, perchè crea la capacità di contenere un senso.  Un pò come vedere un paese, nel quale prima mi accorgo delle singole case, e poi lo percepisco come luogo abitato da una comunità. La funzione di collegamento è tanto più importante oggi, che siamo sottoposti a migliaia di input spesso “scissi” tra di loro, e fatichiamo quindi a scegliere quelli a noi più vicini, e di fatto fatichiamo a riconoscere e disegnare una nostra identità. Come il corpo vive grazie a singoli organi che sono collegati e che eseguono ognuno la propria funzione in relazione agli altri (e solo questa relazione permette la vita), così la narrazione è l’insieme di eventi, sensazioni gesti intuizioni immagini e parole e la relazione tra di essi in funzione di una storia e di un senso.

La narrazione è intrinsecamente sensoriale.

Raccontare significa immergersi nelle proprie emozioni e dar loro vita attraverso la parola, il gesto, la manifestazione di ciò che si è. Possiamo venir “risvegliati” da profumi, gusti, stimoli visivi, uditivi, tattili che ci permettono una riconnessione con le nostre emozioni, ricordi, e intuizioni. E’ possibile grazie a questi stimoli multisensoriali “aprire il rubinetto” emozionale e creativo, dando ascolto a quella parte di noi che è viva, pulsante, generativa.

La narrazione si rifà a una pratica sempre meno diffusa negli ultimi cento anni ma che, verosimilmente, è stato uno degli strumenti più antichi mai usati dalla nostra specie per dar voce alle nostre esperienze: trovarsi insieme, magari nei silenzi, negli ozi o nella noia e organizzare le parole in maniera creativa o con una serie di tecniche in parte imparate, in parte rituali, in parte forse innate.

Approfondiremo questo tema nel workshop di narrazione sensoriale alla Fioreria di Cascina Cuccagna a Milano il 16 marzo!

[Il disegno è di Federica Matussi].