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Aromaterapia e oli essenziali: Olio essenziale di Arancio amaro e perdita di peso

In una recente ricerca, è stato approfondito l’uso dell’estratto di Arancio amaro per la perdita di peso. L’Arancio amaro è conosciuto in Aromaterapia per diverse proprietà:

– come antispasmodico, calmante;

– astringente;

– tonico circolatorio e cardiaco;

– calmante degli spasmi gastrici

– coadiuvante per migliorare gli stati di insonnia.

A me personalmente piace molto, perchè ha una sfumatura “amaricata” che lo rende olfattivamente interessante e molto diverso dall’olio essenziale di Arancio dolce.

Aromaterapia, Citrus aurantium Olio essenziale di Arancio amaro

Pare che l’olio essenziale di Arancio amaro abbia una doppia funzione: quella di togliere la sensazione di fame, e allo stesso tempo di stimolare il metabolismo. In questo senso possiamo provare a utilizzarlo a questo scopo nel diffusore: preferibilmente in un diffusore a ultrasuoni, versiamo 5-10 gocce di olio essenziale, a seconda di quanto vogliamo che sia intenso l’odore presente nella stanza (ricordati che l’efficacia della diffusione dipende sia dal diffusore che dall’ampiezza dell’ambiente: se sei in una stanza di quindici metri quadri non avrai bisogno di tante gocce, mentre se hai uno spazio open-air di ottanta metri quadri, un diffusore solo potrebbe non bastare).

E’ possibile utilizzarlo anche in massaggio locale, utilizzando un olio vegetale come l’olio di nocciola, o di noccioli d’albicocca, e qualche goccia di olio essenziale di Arancio amaro nelle zone di maggiore adiposità. Attenzione a non esporsi al sole, perchè è un olio essenziale fotosensibilizzante.

Ricordiamoci poi che dall’Arancio amaro si possono ottenere altri due oli essenziali: l’olio essenziale di Petit grain bigarade (le foglie), e l’olio essenziale di Neroli (i fiori). Tutte queste essenze sono “da sempre” utilizzate in profumeria, per la loro ampiezza e ricchezza olfattiva; e questa fortuna si è estesa anche al cibo e ai liquori, per esempio nel famoso Curaçao.

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Leggere l’INCI di Cosmetici e Profumi

Oggi parliamo dell’INCI, cioè di quella lista dei contenuti nei prodotti che troviamo in etichetta su cosmetici, detersivi, e quant’altro.

Vediamo la definizione che Wikipedia dà dell’INCI:

L’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients) è una denominazione internazionale utilizzata per indicare in etichetta i diversi ingredienti del prodotto cosmetico. Viene usata in tutti gli stati membri dell’UE, così come in molti altri paesi nel mondo, tra cui ad esempio USA, Russia, Brasile, Canada e Sudafrica.

Dal 1997 è obbligatorio che ogni cosmetico immesso sul mercato riporti sulla confezione l’elenco degli ingredienti in esso contenuti usando la denominazione INCI, scritti in ordine decrescente di concentrazione al momento della loro incorporazione.
Al primo posto si indica l’ingrediente contenuto in percentuale più alta, a seguire gli altri, fino a quello contenuto in percentuale più bassa. Al di sotto dell’1% gli ingredienti possono essere indicati in ordine sparso.

La nomencaltura INCI contiene alcuni termini in latino (riferiti ai nomi botanici e a quelli di ingredienti presenti nella farmacopea; ad esempio “prunus amygdalus dulcis oil” sta per “olio di mandorle dolci”) mentre la maggioranza è in inglese; nel caso dei coloranti si utilizzano le numerazioni secondo il Colour Index (es. CI 45430).

INCI, regolamentazione europea

Leggere l’INCI per una persona che non ha studiato chimica non è semplice, ma alcuni esperti ci vengono in aiuto e ci danno le informazioni per capire meglio. Cliccando sull’immagine qui sopra puoi leggere il sito della Comunità Europea dedicato a queste tematiche; mentre da noi in Italia un vero esperto è Fabrizio Zago, che si occupa di impatto ecologico delle componenti di detersivi e cosmetici, e che in diverse conferenze ha sottolineato l’impatto che tutto quello che usiamo come detersivo e come crema da spalmarci addosso ha sull’ambiente.

Una cosa che secondo me va ricordata, è che l’ambiente siamo noi. Spesso si sente dire “studi d’impatto sull’ambiente” e poi l’idea che ci facciamo dell’ambiente è che sia qualcosa di distante da noi…ma l’ambiente siamo noi, siamo immersi in esso; e spesso poi siamo proprio noi che facciamo da filtro alle sostanze che ci mettiamo addosso.

Se quando facciamo la lavatrice, il detersivo finisce nello scarico, quindi nell’acqua, e alla lunga nei fiumi e nei mari (in alcuni casi ci sono dei depuratori, se e quando ci sono), quando utilizziamo una crema, i depuratori siamo noi: è la nostra pelle e il nostro organismo che metabolizza le sostanze contenute.

Alcune sostanze che sono difficilmente biodegradabili ci sono anche nei profumi (cose tipo il musk ketone, il musk ambrette, ecc.); nelle creme i conservanti, gli antiossidanti, i filtri UV, e altri composti messi a volte per dare la sensazione di “pulizia” al prodotto (la crema bianchissima) o per dare una consistenza che sia apprezzata dai consumatori (ma non da mari e fiumi).

Una vera risorsa a questo punto risulta il BIODIZIONARIO, nel quale sono elencate moltissime componenti e inserendo il loro nome, preso dall’INCI dei prodotti che usate, potrete capire facilmente cosa avete in mano.

Personalmente non sono un’allarmista, ma credo che la consapevolezza di ciò che usiamo ci permette di scegliere: altrimenti non sappiamo mai cosa abbiamo in mano…e sulla pelle…! L’Autoproduzione di cosmetici naturali e profumi naturali è un altro modo di scegliere in modo consapevole che cosa utilizzare e perchè.

Molto interessante anche la registrazione video della conferenza tenuta da Zago a VeganOK nel 2012, dove parla estesamente di quanto abbiamo appena detto, spiegando con parole semplici che la scelta di ciò che usiamo è una scelta che si riflette su di noi per primi, e poi sull’ambiente…che siamo sempre noi.

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